L’Argentina sotto Javier Milei sta vivendo uno dei cambiamenti economici più radicali e controversi degli ultimi decenni.
Quando Milei ha assunto la presidenza, il paese era sull’orlo dell’iperinflazione: i prezzi aumentavano del 25% ogni mese, la povertà colpiva oltre il 40% della popolazione, il peso continuava a perdere valore e le riserve della banca centrale erano praticamente a zero. Lo Stato spendeva molto più di quanto incassava e l’economia sembrava in rotta di collisione con un collasso totale.
Da quel momento, il governo ha adottato una strategia di “shock” mai vista prima: ha tagliato oltre il 30% del bilancio pubblico, licenziato decine di migliaia di dipendenti statali, chiuso ministeri, eliminato i sussidi e liberalizzato quasi ogni settore, dai prezzi al mercato del lavoro, fino all’uso del dollaro nelle transazioni quotidiane. È stata smantellata l’architettura dell’economia interventista costruita negli ultimi decenni.
In appena 18 mesi, sono state approvate più di 2000 riforme economiche e amministrative. L’inflazione mensile è crollata sotto il 2%, il bilancio pubblico è tornato in attivo per la prima volta in 14 anni, il PIL è cresciuto del 5,8% nel primo trimestre 2025 e la povertà è scesa dal 57% al 32%.
Ma questi risultati sono arrivati con un prezzo molto alto: il lavoro pubblico si è ridotto drasticamente, i salari reali sono rimasti indietro rispetto all’inflazione, la disoccupazione è salita e le disuguaglianze si sono ampliate. Chi esporta o ha risparmi in dollari oggi sta meglio, ma per molte famiglie l’accesso a servizi essenziali come sanità, istruzione e trasporti si è fatto più difficile e costoso.
Ora il paese si prepara alle elezioni legislative di ottobre 2025, un appuntamento cruciale che potrebbe rafforzare o bloccare il progetto di Milei. Il modello economico argentino ha riportato stabilità e crescita, ma rimane esposto a numerosi rischi. Il suo futuro si deciderà nei prossimi mesi: se Milei riuscirà a consolidare il consenso o se la sua rivoluzione economica rischierà di interrompersi prima di diventare strutturale.





















