Meta ha deciso di eliminare il fact-checking politico dalle sue piattaforme.
La decisione ha alimentato critiche e preoccupazioni in tutto il mondo e segna una svolta controversa, data l’importanza crescente del digitale nel dibattito politico globale.
La decisione arriva in un momento delicato, a pochi mesi dal ritorno di Trump sulle piattaforme di Meta. L’ex presidente, da sempre critico verso i sistemi di moderazione, ha definito il fact-checking “una forma di censura mirata ai conservatori”. Molti osservatori vedono questa mossa come un tentativo di Meta di evitare scontri con Trump e i suoi sostenitori, mantenendo così un profilo neutrale nei confronti di una figura che polarizza profondamente l’opinione pubblica.
Tra i motivi che hanno spinto Mark Zuckerberg a prendere questa decisione c’è anche la preoccupazione riguardo all’accuratezza del fact-checking: “Abbiamo costruito molti sistemi complessi per moderare i contenuti. Ma il problema con i sistemi complessi è che commettono errori. Anche se censurano accidentalmente solo l’1% dei post, si tratta di milioni di persone e di contenuti.”
Non sorprende, dunque, che la decisione abbia provocato reazioni contrastanti. Da un lato, Zuckerberg ha spiegato che l’obiettivo è quello di “restituire agli utenti la libertà di confrontarsi apertamente”, eliminando filtri che rischiano di influenzare il dibattito. Dall’altro, l’Unione Europea ha espresso preoccupazione, accusando Meta di aver abdicato alla sua responsabilità di contrastare la disinformazione. “Questa scelta mette a rischio l’integrità delle informazioni online”, ha dichiarato un portavoce della Commissione Europea.
Uno studio del 2024 condotto dal Center for Countering Digital Hate sottolinea che il fact-checking sui social ha contribuito a ridurre del 27% la visibilità delle fake news durante le elezioni statunitensi del 2020. Senza questi controlli, i ricercatori avvertono che piattaforme come Facebook e Instagram potrebbero trasformarsi in terreno fertile per la manipolazione delle informazioni e per l’escalation della polarizzazione politica.










