La seconda edizione dell’NBACup, il torneo introdotto dalla lega al fine di rendere più competitive ed entusiasmanti le partite di regular season, sta ormai giungendo al termine, e a un anno di distanza dal suo lancio non sembra aver portato i risultati desiderati. Come riporta il sito sportivo OutKick, infatti, il numero di spettatori è giá calato del 10% rispetto alla prima edizione. Una tendenza allarmante, che è peró solo il sintomo di una riduzione di interesse verso l’Nba in generale, perlomeno negli Stati Uniti.
Le cifre parlano chiaro: gli spettatori su ESPN sono diminuiti del 28% in un anno e del 48% rispetto al 2012. Una problematica che non riguarda solo la regular season, ma anche le Finals, le cui ultime quattro serie sono tutte nella top 5 delle finali meno viste degli ultimi trent’anni. Numeri in totale contrasto con quelli delle altre leghe americane, dall’NFL alla MLB, che nelle ultime stagioni stanno raggiungendo picchi di pubblico mai raggiunti in tempi recenti.
Quali sono, peró, le ragioni dietro questo calo? Per alcuni la causa è da ricercare in incontri sempre più noiosi, per altri, invece, il numero di partite giocate è ormai spropositato. Va inoltre detto che l’Nba sta attraversando un periodo di transizione, in cui da un lato le leggende del gioco sono al termine della loro carriera, mentre dall’altro i giovani talenti non sembrano aver ancora raggiunto quello status di vere e proprie superstar. Ció ha contribuito a garantire un certo equilibrio nel campionato, al quale forse i tifosi americani non sono abituati, prediligendo piuttosto cicli vincenti.
Nonostante il calo di pubblico negli Stati Uniti, comunque, il recente accordo con Disney, Comcast e Prime Video porterà 73 miliardi di euro nelle tasche della lega fino al 2036. Nel resto del mondo, intanto, il brand Nba domina, con il 75 per cento dei followers sui social proveniente dall’estero e oltre 26 miliardi di visualizzazioni dei contenuti solo nello scorso anno. A ció si aggiunge un sempre maggiore numero di talenti provenienti dall’Europa, da Jokic a Wembanyama.










