Lo scontro tra Elon Musk e Donald Trump, iniziato a fine maggio 2025 con le critiche di Musk al disegno di legge fiscale promosso dal presidente e la sua uscita dal Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), è esploso definitivamente ieri, 5 giugno, quando Trump ha reagito dichiarandosi “deluso” e minacciando di revocare i contratti governativi con le aziende di Musk, tra cui Tesla e SpaceX. Da quel momento si è aperto un acceso botta e risposta sui social tra i due, con dichiarazioni sempre più dure e dirette.
La risposta dei mercati è stata immediata: le azioni Tesla sono crollate del 14,3% in un solo giorno, con una perdita di circa 150 miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato. Il patrimonio netto di Musk si è ridotto di 34 miliardi di dollari, segnando la sua seconda peggiore giornata in termini di perdita personale.
Lo scontro ha generato conseguenze anche per le altre imprese di Musk. SpaceX, che dipende da miliardi in contratti pubblici per le sue missioni spaziali, rischia un taglio netto ai finanziamenti se Trump decidesse di passare ai fatti. Anche altre società come xAI Holdings e Neuralink potrebbero subire contraccolpi, tra pressioni regolatorie e perdita di favori politici.
Nel pieno dello scontro, Musk ha lanciato l’idea di creare un nuovo partito politico capace di rappresentare “l’80% al centro” dell’elettorato. Contemporaneamente, ha mosso gravi accuse contro Trump, insinuando un coinvolgimento nei file di Jeffrey Epstein e suggerendo perfino l’impeachment del presidente, pur senza fornire prove.
Il mondo dell’imprenditoria ha reagito con opinioni contrastanti. Mark Cuban si è detto favorevole all’idea di un nuovo partito centrista proposto da Musk, mentre Bill Ackman ha auspicato una riconciliazione tra Musk e Trump per il bene del paese. Paul Graham ha invece commentato la gravità delle accuse lanciate da Musk, affermando che, se vere, Trump dovrebbe considerare le dimissioni.










