Nel 2023, secondo quanto riportato dal Report annuale di legambiente, sono stati registrati un totale di 35.487 reati ambientali, con una media di 97,2 reati al giorno. Anche le denunce, gli arresti e i sequestri hanno visto un aumento significativo: le denunce sono salite a 34.481 (+30,6%), gli arresti a 319 (+43%) e i sequestri a 7.152 (+19%).
Le regioni maggiormente colpite dai reati ambientali sono Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. A livello provinciale, Napoli, Avellino, Bari e Roma si collocano ai primi posti della classifica.
I principali tipi di reati ambientali includono il ciclo illegale del cemento, con 13.008 reati (+6,5%), il ciclo dei rifiuti, con 9.309 reati (+66,1%), i reati contro gli animali, che ammontano a 6.581, gli incendi dolosi e colposi, con 3.691 illeciti, l’aggressione al patrimonio culturale, che ha visto 642 furti (+58,9%), e gli illeciti nelle filiere agroalimentari, che raggiungono i 45.067 (+9,1%).
Nel 2023, il numero di procedimenti avviati ai sensi della Legge 68/2015 ha superato quota 600, registrando un lieve calo rispetto ai 637 casi del 2022. Il delitto di inquinamento ambientale è stato il più contestato, con 111 casi.
Attualmente, 19 comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose al momento della stesura del rapporto.
Legambiente rivolge un appello al Governo Meloni affinché intensifichi gli sforzi nella lotta contro le ecomafie.
Le quindici proposte principali di Legambiente includono sei priorità: il recepimento della nuova direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, l’introduzione dei delitti contro le agromafie nel Codice penale, l’introduzione dei delitti contro gli animali nel Codice penale, i poteri ai prefetti per demolire immobili abusivi, l’inasprimento delle sanzioni contro i reati nel ciclo dei rifiuti e il potenziamento del Sistema nazionale di protezione ambientale.










