Gli Stati Uniti possiedono circa 261,5 milioni di once d’oro, custodite per oltre la metà a Fort Knox, in Kentucky, mentre il resto è distribuito tra West Point, Denver e i caveau della Federal Reserve di New York, situati a 24 metri di profondità. Il valore reale di queste riserve ha superato i 1.000 miliardi di dollari, più di 90 volte rispetto agli appena 11 miliardi riportati nei bilanci ufficiali. Questo divario deriva dal prezzo di riferimento fissato dal Congresso nel 1973 a 42,22 dollari l’oncia, contro gli oltre 3.824 dollari toccati oggi dopo un rally del 45% nel 2025.
Si tratta del livello più alto mai raggiunto dalle riserve auree statunitensi: mai in passato l’oro era arrivato a superare quota 3.800 dollari l’oncia e un valore complessivo superiore ai mille miliardi.
L’oro americano è detenuto direttamente dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. La Federal Reserve non custodisce lingotti, ma solo certificati d’oro che utilizza per accreditare dollari al Tesoro: una modalità diversa rispetto a quella adottata da altri Paesi. A spingere i prezzi verso nuovi record ci sono stati l’aumento delle tensioni geopolitiche, i timori di crisi di finanziamento negli Stati Uniti, la ricerca di beni rifugio da parte degli investitori, i forti afflussi negli ETF e i tagli ai tassi d’interesse da parte della Fed.
Nei mesi scorsi ha fatto discutere un commento del Segretario al Tesoro Scott Bessent, che aveva fatto ipotizzare una rivalutazione delle riserve al valore di mercato: in quel caso, il Tesoro registrerebbe un guadagno contabile vicino ai 990 miliardi, abbastanza da coprire metà del deficit federale. L’idea è stata però smentita, e non risulta allo studio. Intanto, Paesi come Germania, Italia e Sudafrica hanno già proceduto in passato a rivalutare le proprie riserve auree.
Il tema ha alimentato anche teorie complottiste: a febbraio, dubbi sull’effettiva presenza dell’oro a Fort Knox sono stati rilanciati da Donald Trump e Elon Musk. Lo stesso Trump ha dichiarato: “Se l’oro non c’è, saremo molto arrabbiati.”










