Le banche europee stanno per restituire una cifra record di 123 miliardi di euro agli azionisti nel 2024. Questo è il secondo anno consecutivo in cui vediamo numeri così alti. I soldi saranno divisi in 74,4 miliardi di euro di dividendi e 49 miliardi di euro per il riacquisto di azioni (buyback). Questo aumento rispetto al 2023 è dovuto ai grandi profitti ottenuti grazie all’aumento rapido dei tassi di interesse e anche per compensare i mancati pagamenti durante la pandemia, quando le regole avevano bloccato dividendi e buyback.
Dopo la crisi finanziaria del 2008, le banche europee hanno passato anni difficili con basse valutazioni e pochi guadagni per gli investitori. Ma dal 2022 la situazione è iniziata a cambiare. L’aumento dei tassi di interesse ha fatto salire i profitti, perché le banche hanno alzato i tassi sui prestiti più velocemente di quanto abbiano aumentato quelli sui risparmi. Questo ha portato le azioni delle banche dell’Eurozona ai livelli più alti degli ultimi dieci anni.
Tra le banche che restituiranno più soldi agli azionisti nel 2024 troviamo HSBC con 19,3 miliardi di euro, BNP Paribas con 11,6 miliardi e UniCredit con 8,8 miliardi. Nonostante questo, ci sono ancora sfide: se le banche centrali abbassano i tassi, i guadagni delle banche potrebbero diminuire, e questo mette in dubbio se potranno continuare a restituire così tanto agli investitori.
Alcuni esperti sono ottimisti. Jérôme Legras di Axiom dice che i ritorni di oggi sono sostenibili e che potrebbero crescere un po’ nel 2025, grazie a costi dei depositi più bassi, prestiti rinegoziati a tassi più alti e maggiori guadagni da commissioni. Jason Napier di UBS pensa che le banche europee siano ancora sottovalutate rispetto a quelle americane e prevede che nei prossimi tre anni potranno restituire il 10% della loro capitalizzazione di mercato.
Rispetto agli Stati Uniti, le banche europee hanno uno svantaggio: le regole sono più rigide. Questo dà un vantaggio competitivo alle banche americane. Andrea Orcel, CEO di UniCredit, ha detto che queste differenze creano uno squilibrio, rendendo più difficile per le banche europee competere a livello globale.










