La Svezia si sta avvicinando rapidamente all’obiettivo di diventare un Paese senza fumo.
Tra i giovani svedesi di età compresa tra i 16 e i 29 anni, solo il 2% è fumatore abituale, mentre questa percentuale sale al 7% tra gli anziani di età compresa tra i 65 e gli 84 anni. Anche i fumatori occasionali sono in netta minoranza, con il 10% tra i giovani e il 3% tra gli anziani.
Tuttavia, il successo della Svezia presenta un risvolto controverso. Sebbene il consumo di sigarette tradizionali sia in forte calo, si registra un aumento significativo nell’uso di alternative al fumo, come le sigarette elettroniche e lo snus, un tipo di tabacco orale vietato nella maggior parte dell’Unione Europea ma non in Svezia.
L’uso delle sigarette elettroniche è raddoppiato, passando dal 2% al 4% della popolazione, e tra i giovani raggiunge il 10%. Lo snus è utilizzato dal 20% della popolazione, con un incremento del 3% rispetto al 2022, e tra i giovani arriva al 27%, con un aumento del 5%.
Con appena il 4,5% di fumatori abituali, la Svezia è molto avanti rispetto alla media europea, che si attesta al 24%. Paesi come Croazia, Grecia e Bulgaria presentano tassi di fumatori superiori al 35%, mentre l’Italia, con il 17,6%, si colloca al decimo posto. Altri Paesi nordici, come Islanda, Finlandia e Norvegia, seguono l’esempio svedese con percentuali comprese tra l’11% e il 13%.
Le politiche restrittive adottate dalla Svezia hanno svolto un ruolo chiave in questi risultati. Dal 2005 è vietato fumare in bar e ristoranti, mentre dal 2019 i divieti si sono estesi anche agli spazi pubblici all’aperto, come le stazioni, i parchi giochi e i dehors dei ristoranti, includendo le sigarette elettroniche. Questi interventi hanno contribuito a ridurre il numero di fumatori al di sotto del 20% già nel 2000.










