Si potrebbe parlare e raccontare di Gigi Riva per ore, senza mai citare il Cagliari campione d’Italia. Certo, quella squadra fece un’impresa unica. Ma Riva è un qualcosa che va oltre le semplici gesta sportive, oltre il calcio. È una figura che ha segnato profondamente la storia recente della Sardegna, e parlare solo dei suoi goal sarebbe uno spreco.
Passeggiando per le vie di Cagliari, chiunque potrebbe fermarsi e iniziare a descrivervi una terra profondamente diversa da quella che è possibile visitare oggi, che accolse Riva nel 1963.
Sessant’anni fa la Sardegna suscitava paura. Terra d’esilio, di punizione, così idealmente distante dal resto dello Stivale. Niente a che fare con l’Isola odierna. Aveva paura anche Riva. Voleva scappare al più presto, magari non salire nemmeno su quell’aereo che, in realtà, lo stava portando a casa.
La Sardegna ha abbracciato Riva quando era solo un ragazzo con alle spalle un’infanzia terribile, fatta di perdite dolorose e collegio. E Gigi ha ricambiato l’affetto di quella terra che lo fece diventare uomo. Per i sardi, il Cagliari del 1970 fu la prova di non essere inferiori al resto d’Italia: anche nell’Isola, nonostante le difficoltà, si poteva costruire qualcosa di grande, a partire dallo sport.
Poi i grandi rifiuti di Gigi, soprattutto verso la Juventus. Tempi diversi, altro calcio, ma anche in questo caso vi chiederanno di mettere da una parte gli aspetti economici e sportivi. Quel rifiuto significava schierarsi dalla parte di coloro che erano perennemente emarginati e vessati.
Solo dopo avervi spiegato quanto Riva sia stato importante per la storia della Sardegna, allora il vostro interlocutore potrà iniziare a raccontarvi dei suoi goal, del suo mancino.
Potreste però accorgervi di una cosa: colui che vi starà parlando probabilmente sarà un ragazzo che non lo ha mai visto giocare. Eppure, il suo racconto sarà ricco d’emozione come quello di chiunque altro. Ecco, è questa la forza e il fascino della leggenda di Rombo di Tuono.










