La proposta di legge avanzata dalla Lega, con Igor Iezzi come primo firmatario, ha sollevato un acceso dibattito politico.
La misura mira a introdurre il divieto di indossare indumenti che celano il volto, come burqa e niqab, nei luoghi pubblici.
Tra le motivazioni addotte dai promotori spiccano il rispetto della dignità della donna e la tutela dell’ordine pubblico. Tuttavia, l’iniziativa non è priva di contestazioni, soprattutto da parte delle opposizioni.
Luana Zanella, portavoce di Alleanza Verdi-Sinistra, ha espresso una netta opposizione alla proposta. Secondo Zanella, alla base della misura vi sarebbe una “fobia antislamica” e un intento di strumentalizzare il tema delle libertà femminili. La portavoce accusa la Lega di utilizzare la questione come parte di una “campagna elettorale continua”, criticando il partito per non adottare un approccio più costruttivo e rispettoso nei confronti delle libertà delle donne.
La proposta di legge prevede il divieto di indossare in pubblico indumenti che coprono integralmente il volto, con alcune eccezioni legate a esigenze di salute, luoghi di culto, sicurezza stradale, manifestazioni sportive o attività artistiche e di intrattenimento.
Tra i punti salienti vi sono un nuovo reato di “Costrizione all’occultamento del volto”, con una pena detentiva fino a 2 anni e una multa compresa tra 10.000 e 30.000 euro, nonché l’esclusione dalla richiesta di cittadinanza per gli stranieri riconosciuti colpevoli.
Secondo i promotori, in sintesi, la legge intende contrastare la sottomissione e la discriminazione femminile, difendere le donne costrette a nascondere il volto e richiamare i valori della Costituzione italiana e del Trattato di Lisbona in materia di libertà e dignità personale.










