A giugno, in Francia, un decreto ha sollevato polemiche vietando l’uso di termini tradizionalmente associati alla carne, come “hamburger” o “scaloppine”, per descrivere prodotti a base di proteine vegetali.
Questo divieto riguardava anche le denominazioni qualificate da specificazioni come “vegetali” o “di soia”.
Quattro organizzazioni impegnate nella promozione e produzione di alimenti vegetariani o vegani hanno deciso di contestare il decreto, portando il caso all’attenzione delle autorità competenti.
La questione delle denominazioni per i prodotti vegetali è un tema discusso da tempo, in particolare per la crescente diffusione di questi alimenti nei mercati occidentali.
Già nel 2020, il Parlamento europeo aveva deciso di consentire l’uso di termini come “hamburger vegetariano” o “bistecca vegana”, nonostante l’opposizione di alcune associazioni di agricoltori e allevatori.
Questo dibattito ha continuato a coinvolgere il settore alimentare, portando a diverse interpretazioni legislative tra i vari Stati membri dell’Unione Europea.
La Corte di Giustizia dell’ UE si è recentemente espressa sulla questione, stabilendo che i prodotti a base di proteine vegetali possono utilizzare termini comuni per alimenti di origine animale, come “bistecche” o “salsicce”, a condizione che la denominazione sia chiara e non fuorviante per i consumatori.
Inoltre, la Corte ha specificato che uno Stato membro non può imporre un divieto generale e astratto all’uso di questi termini, poiché il diritto dell’Unione Europea già prevede adeguate tutele per garantire che i consumatori siano correttamente informati.










