Il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha duramente criticato le restrizioni statunitensi sull’export di chip verso la Cina, definendole un vero e proprio fallimento. Secondo Huang, queste misure non solo non hanno rallentato lo sviluppo tecnologico cinese, ma anzi lo hanno accelerato. Aziende come Huawei hanno intensificato gli sforzi per creare hardware AI competitivo, portando la quota di mercato di Nvidia in Cina a scendere drasticamente: dal 95% di quattro anni fa al 50% attuale. Le aziende locali, spinte da un forte supporto governativo, stanno infatti utilizzando chip di produzione interna, anche se meno performanti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dalle tecnologie occidentali.
Le conseguenze per Nvidia sono state enormi. Il blocco della vendita dell’H20 da parte dell’amministrazione Trump ad aprile, un chip AI sviluppato appositamente per il mercato cinese, ha portato a una svalutazione di 5,5 miliardi di dollari e a una previsione di ulteriori 15 miliardi di dollari di perdite in vendite future. Huang ha inoltre confermato che, a causa delle restrizioni, Nvidia non prevede di sviluppare nuovi chip della linea Hopper per la Cina, dato che le prestazioni risultano ormai troppo compromesse.
Nel corso della conferenza stampa al Computex di Taipei, Huang ha ribadito che le politiche statunitensi potrebbero finire per compromettere la leadership tecnologica degli Stati Uniti. La strategia di contenimento, infatti, avrebbe innescato un’accelerazione nello sviluppo di un ecosistema AI autonomo in Cina, rafforzando così la concorrenza proprio nel settore in cui gli Stati Uniti cercavano di mantenere il primato.










