Ritorno al passato. Con l’emendamento approvato dalla commissione Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati, la cannabis light tornerà illegale, al pari di quella non light.
Il cambiamento sarà sancito dal “Ddl sicurezza” che approderà in Parlamento nelle prossime settimane.
I contestatori affermano che la norma si basa su concetti antiscientifici: le piante senza THC, ossia il principio attivo psicotropo che causa lo “sballo”, vengono considerate stupefacenti al pari delle piante non light. Un principio paradossale se si considera che la tossicologia forense afferma che sotto lo 0,5% di THC le sostanze non hanno alcun effetto stupefacente. Oltre alla cannabis, sarà vietata anche la vendita di oli, resine e fiori.
Questo cambiamento metterà a rischio tra gli 11 e i 15 mila posti di lavoro, tutti legati alla produzione della cannabis light: coltivatori, operai della filiera produttiva e negozi specializzati. In Italia, si parla di 800 aziende agricole e 1.500 attività commerciali specializzate.
Le reazioni del settore sono state dure, soprattutto perché questo è il periodo di fioritura della canapa, che vedrà il suo periodo di raccolta a fine settembre. A dare voce agli imprenditori è l’avvocato Zaina, da anni attivo a supporto del settore produttivo legato alla CBD: “Così si mettono all’angolo le aziende italiane per favorire le multinazionali del farmaco.”
Tra le reazioni più dure c’è quella del segretario di Più Europa, Riccardo Magi: “Il governo Meloni, in preda alla furia ideologica, cancella una filiera tutta italiana, 11 mila posti di lavoro. E pensano anche di aver fatto la lotta alla droga...” ha twittato su X. Nelle pagine del Fatto Quotidiano si esprime anche Luca Marola, imprenditore di cannabis light di Parma: “Si rade al suolo la nuova imprenditoria green e italiana della canapa, e se ne regalano gli introiti alle mafie.” C’è una buona probabilità che il settore produttivo inizi una battaglia legale contro il governo. L’associazione Canapa Sativa Italia ha fatto sapere che si appellerà alla Commissione europea, in quanto esiste un regolamento comunitario che liberalizza il prodotto.










