L’annuncio della morte di Haniyeh aggrava ulteriormente il fronte diplomaticomediorientale, già molto fragile: infatti, l’evento pone una lunga serie di interrogativi sulla prosecuzione dei negoziati tra il governo israeliano e Ham4s. In linea generale, si teme che tale uccisione possa rallentare le conversazioni sul cessate il fuoco, indispensabile per impedire che le condizioni della popolazione civilepalestinese possano ulteriormente aggravarsi e per favorire il rientro a casa degli ostaggi israeliani ancora in vita.
Secondo le prime ricostruzioni, un missile avrebbe colpito la residenza di Haniyeh a Teheran, Iran, uccidendo lui e una delle sue guardie del corpo. Tel Aviv non ha commentato l’accaduto, sebbene molti attori internazionali e dell’area mediorientale guardino verso Israele in attesa di comunicazioni ufficiali. Sono già numerose le dichiarazioni di condanna giunte dopo l’attacco: dure, ad esempio, le parole di Erdogan, Presidente turco, che ha condannato fermamente l’assassinio di Haniyeh.
Le prossime ore saranno cruciali per meglio comprendere un quadro diplomatico sempre più in crisi: la morte di Haniyeh va ad aggiungersi all’inasprimento delle relazioni tra Libano e Isr4ele. Tutti si domandano quali possano essere le reazioni, se ci sia spazio per una distensione dei rapporti o se si sia davanti ad un punto di non ritorno. Il mondo intero guarda il Medio Oriente: il timore dell’escalation è sempre più vivo.










