Dopo quasi cinquant’anni, Jerry Greenfield ha lasciato Ben & Jerry’s. L’annuncio è arrivato via social dallo storico co-fondatore Ben Cohen, con cui aveva fondato il celebre brand di gelati nel 1978. La decisione di Greenfield nasce da una rottura ormai insanabile con la casa madre Unilever, che secondo lui avrebbe snaturato l’identità sociale e indipendente del marchio. In una lettera aperta, ha dichiarato di non poter più “in buona coscienza” continuare a lavorare per un’azienda che è stata “messa a tacere”. E ha ricordato l’accordo di fusione del 2000, che doveva tutelare proprio l’autonomia valoriale di Ben & Jerry’s.
Da sempre il brand si è distinto per un forte impegno civile su temi come la pace, i diritti umani e la giustizia sociale, incarnando uno spirito hippie e pacifista. Impegno riflesso anche nelle campagne pubblicitarie e nei nomi dei prodotti, come nel caso del gelato “Imagine Whirled Peace” lanciato nel 2008.
Lo scontro con Unilever, iniziato nel 2021, si era intensificato dopo la decisione di Ben & Jerry’s di interrompere la vendita dei propri gelati nei territori occupati della Cisgiordania. Una scelta che ha provocato forti reazioni e ha portato addirittura a una causa legale contro la multinazionale, accusata dal brand di volerlo censurare. Più di recente, Ben & Jerry’s ha definito il conflitto a Gaza un “genocidio”, posizionandosi nettamente nel dibattito internazionale.
Ben Cohen, nel tentativo di salvare l’anima dell’azienda, avrebbe anche proposto a Unilever di riacquistare il marchio insieme ad altri investitori, valutandolo tra 1,5 e 2,5 miliardi di dollari. Ma la proposta è stata respinta. Oggi, con l’uscita di Greenfield, si chiude simbolicamente un capitolo della storia di Ben & Jerry’s: quello in cui il gelato era anche una dichiarazione politica.










