Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha intentato una causa contro Visa, accusandola di monopolio sul mercato delle carte di debito. Questa mossa fa parte di un’ampia campagna dell’amministrazione Biden contro le pratiche anticompetitive delle grandi aziende. Visa, che gestisce oltre il 60% delle transazioni con carte di debito negli Stati Uniti, è accusata di soffocare la concorrenza e di utilizzare strategie per mantenere il controllo del mercato, come pagare potenziali concorrenti e penalizzare le aziende che vogliono utilizzare reti di pagamento alternative.
Secondo il Procuratore Generale Merrick Garland, queste pratiche hanno un impatto diretto sui consumatori e sulle imprese, che si vedono costrette a pagare commissioni aggiuntive. La causa sostiene che Visa ha adottato misure per mantenere la sua posizione dominante anche dopo l’introduzione di leggi nel 2012 che avrebbero dovuto ridurre il suo potere di mercato. Le sue pratiche, secondo le accuse, rallentano l’innovazione e aumentano i costi per il sistema economico statunitense, con conseguenze su un’ampia gamma di beni e servizi.
Visa, attraverso il suo consigliere generale Julie Rottenberg, ha respinto le accuse definendole “prive di fondamento”. L’azienda sostiene che i consumatori e le imprese scelgano la sua rete per la sicurezza e l’affidabilità che offre. Visa si è anche difesa affermando di non essere l’unico attore in un mercato in espansione e di avere una forte concorrenza.
Le azioni di Visa hanno subito un calo di oltre il 5% dopo l’annuncio della causa, segnale che il mercato teme le possibili conseguenze. Tuttavia, secondo l’esperto di antitrust George Alan Hay, il caso sarà complesso, soprattutto per la definizione precisa del mercato delle carte di debito e delle reali dinamiche competitive.










