Il tema della giustizia riparativa per il commercio degli schiavi sta attirando sempre più attenzione nel Regno Unito ma non solo. I leader del Commonwealth, composto da molti paesi ex colonie britanniche, stanno per discutere di risarcimenti e scuse ufficiali. Tuttavia, il Regno Unito si oppone, rifiutando di inserire l’argomento all’ordine del giorno del vertice del Commonwealth a Samoa, un incontro tra i capi di governo dei paesi membri.
Downing Street ha bloccato infatti l’inclusione della giustizia riparativa nel programma del vertice, impedendo una dichiarazione separata. Tuttavia, alcune parti sul tema saranno presenti nel comunicato finale.
I leader dei Caraibi, rappresentati da CARICOM, chiedono di estendere la discussione al commercio di schiavi nel Pacifico, evidenziando pratiche come il “blackbirding”. Richiedono anche che il Regno Unito riconosca il danno causato e paghi oltre 18mila miliardi di sterline in risarcimenti, oltre alla cancellazione del debito, scuse ufficiali e iniziative educative e culturali.
Il governo britannico, tramite la Segretaria alla Cultura, ha dichiarato che il focus dovrebbe essere sul futuro e sulle opportunità economiche condivise. Questa posizione ha suscitato frustrazione tra i paesi caraibici, che si aspettano un maggiore impegno.
Il prossimo vertice del Commonwealth, previsto ad Antigua e Barbuda, avrà probabilmente la giustizia riparativa come tema centrale. Tutti i candidati a Segretario Generale del Commonwealth sostengono le riparazioni, mentre alcuni deputati laburisti britannici stanno spingendo per affrontare la questione più seriamente.
L’opposizione del Regno Unito si scontra con un crescente dibattito internazionale. Alcuni ex diplomatici si oppongono ai risarcimenti per eventi lontani nel passato, mentre altri credono che riconoscere il ruolo del Regno Unito nella schiavitù sia un passo importante verso un futuro più giusto.










