Ana Cantu, ex dipendente di Google di origini messicane e indigene, ha fatto causa all’azienda per discriminazione. Secondo lei, Google trattava in modo diverso i lavoratori ispanici, latini, indigeni, nativi americani, hawaiani, isolani del Pacifico e nativi dell’Alaska. Cantu ha lavorato per sette anni senza ricevere promozioni, mentre, secondo le sue accuse, i suoi colleghi bianchi e asiatici avanzavano di carriera e guadagnavano di più. La causa sostiene anche che Google assegnava sistematicamente questi ultimi a posizioni migliori e puniva (negando aumenti o promozioni) a chiunque osasse lamentarsi. Per questo, ha deciso di lasciare Google nel 2021 e ha portato avanti la denuncia basandosi sulla legge californiana per la parità di retribuzione.
Per chiudere la questione, Google ha accettato di pagare 28 milioni di dollari. Il tribunale di Santa Clara, in California, ha dato il via libera all’accordo, considerandolo equo. La class action coinvolge 6.632 dipendenti assunti tra il 15 febbraio 2018 e il 31 dicembre 2024. Secondo la CNN, Google ha chiesto ed ottenuto l’esclusione dei dipendenti neri dalla causa.
Nonostante il pagamento, Google nega ogni accusa. La portavoce Courtenay Mencini ha confermato l’accordo, ma ha ribadito che l’azienda non ammette alcuna colpa. Dopo il pagamento delle spese legali, rimarranno 20,4 milioni di dollari da dividere tra i lavoratori coinvolti. L’ultima udienza per l’approvazione definitiva dell’accordo è fissata per l’11 settembre. Gli avvocati di Ana Cantu, per ora, non hanno rilasciato dichiarazioni.










