In Giappone, il numero di bambini sotto i 14 anni continua a calare senza sosta: per il 44 anno consecutivo, il Paese ha registrato un nuovo minimo storico nella popolazione infantile.
Al 1 aprile 2024, i minori in questa fascia d’età erano 13,66 milioni, pari all’11,1% della popolazione totale, stimata in 123,4 milioni. Rispetto all’anno precedente, si contano circa 350.000 bambini in meno.
Il dato riflette un andamento consolidato che preoccupa da tempo: il Giappone è stretto nella morsa di una crisi demografica alimentata da una natalità tra le più basse al mondo circa 1,3 figli per donna e da un invecchiamento rapido e costante. Nel solo 2024, i decessi (1,62 milioni) hanno superato di oltre il doppio le nascite. Anche se i matrimoni sono leggermente aumentati, restano su numeri contenuti, mentre i divorzi sono in crescita.
Alla base di questo declino ci sono fattori economici e culturali ben radicati. Il costo della vita è elevato, gli stipendi stagnano e trovare una casa è difficile, soprattutto nelle grandi città. A tutto ciò si aggiunge una cultura lavorativa rigida e intensa, dove orari lunghi e pressione costante scoraggiano molti giovani dall’intraprendere una vita familiare.
Il Governo nipponico messo in campo varie strategie per contenere l’emergenza: ampliamento dei servizi per l’infanzia, aiuti economici alle famiglie e incentivi per la natalità. È nata anche un’agenzia dedicata esclusivamente alla questione demografica. Tuttavia, gli esperti avvertono che, senza interventi più strutturali e profondi, queste misure potrebbero non bastare. Alcune stime prevedono che entro il 2065 la popolazione giapponese potrebbe scendere sotto gli 88 milioni.










