Nel mondo del lavoro italiano, le priorità stanno cambiando. Le nuove generazioni spingono per un’idea di lavoro più sostenibile, umano e inclusivo, mentre le aziende si contendono i talenti in un mercato sempre più fluido. Per capire cosa conta davvero per chi lavora. e per chi sta pensando di cambiare, il Randstad Employer Brand Research 2025 ha analizzato le preferenze di migliaia di italiani tra i 18 e i 64 anni, offrendo uno spaccato chiaro su aspettative, desideri e datori di lavoro ideali.
Lo stipendio resta centrale: è la prima causa di cambio lavoro (39%) e meno della metà dei lavoratori si sente adeguatamente pagata. Per la Gen Z, inclusione e diversità contano il doppio rispetto alla media.
Nel 2025, 4 italiani su 10 hanno cambiato o stanno per cambiare impiego. Il 17% della Gen Z lo ha già fatto, tre volte più dei Baby Boomers.
LinkedIn è il primo canale per trovare lavoro: lo usa il 50%, ed è il più efficace per il 29%. Seguono agenzie, portali, siti aziendali e social. I giovani preferiscono strumenti digitali; gli over 50 si affidano più a contatti e agenzie.
I settori più attrattivi? Media (63%), aeronautica (61%) e ICT (59%). Le aziende competono anche fuori dal proprio ambito per attrarre talenti.
Ferrero è l’azienda preferita in assoluto. In altri settori spiccano ABB, Lamborghini, Brembo, Chiesi, IBM e Leonardo.
Solo 4 lavoratori su 10 percepiscono equità nelle assunzioni e promozioni. Il 23% si sente parte di una minoranza. La Gen Z arriva al 34% ma guarda al futuro con più fiducia.
Solo il 29% lavora almeno in parte da remoto, contro una media globale del 41%. Il 3% potrebbe farlo, ma l’azienda non lo consente.
Quanto all’AI, il 10% la usa regolarmente.










