Si chiama “Taco” ed è diventato il nuovo tormentone di Wall Street. L’acronimo, coniato il 2 maggio 2025 dal giornalista del Financial Times Robert Armstrong, sta per “Trump Always Chickens Out” (Trump fa sempre marcia indietro). Un’espressione ironica che secondo il FT riassume perfettamente la strategia commerciale del presidente americano: lanciare annunci clamorosi, scuotere i mercati, poi fare dietrofront.
Il termine si è rapidamente diffuso tra gli analisti e gli investitori, arrivando perfino nella sala stampa della Casa Bianca. Durante una conferenza stampa, una giornalista ha chiesto a Trump un commento sul fatto che la sua strategia tariffaria venga ormai definita “Taco trade”. Il presidente ha reagito con stizza, bollando la domanda come “disgustosa” e ribadendo che non si tratta affatto di marce indietro, ma di tattiche negoziali.
Gli episodi recenti illustrano il tipo di approccio adottato. Con l’Unione Europea, ad esempio, Trump ha inizialmente ipotizzato un dazio del 50%, poi ritirato dopo un confronto con Ursula von der Leyen. Con Canada e Messico ha annunciato tariffe del 25% per combattere il traffico di fentanyl, salvo poi sospenderle il giorno prima dell’entrata in vigore. Con la Cina, le tariffe sono state inizialmente portate al 145%, ma poi ridotte al 10% con la promessa di una finestra di 90 giorni per le trattative.
Tra i settori più colpiti ci sono la tecnologia e i giochi. Dazi minacciati al 25% su iPhone, poi ridotti dopo l’intervento dei consiglieri economici. Mattel, il colosso dei giocattoli, è stato nel mirino con una proposta di tassa al 100%, poi ritrattata. L’obiettivo dichiarato resta sempre lo stesso: riportare negli Stati Uniti le produzioni ad alto valore aggiunto.










