Dopo le esperienze con Twitter e il progetto BlueSky, JackDorsey torna con un nuovo esperimento tecnologico: Bitchat, un’applicazione di messaggistica diversa dalle solite. Non si basa su internet, non richiede account o numeri di telefono, e sfrutta il Bluetooth per connettere gli utenti.
L’app utilizza la tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) per costruire una rete mesh tra smartphone nelle vicinanze. Ogni dispositivo attivo può inoltrare i messaggi a quelli intorno, espandendo così l’area coperta senza dover usare infrastrutture centrali. Una modalità simile era già stata usata durante le proteste di Hong Kong per aggirare le limitazioni governative alle comunicazioni.
Diversamente dalle applicazioni più note, anche quelle cifrate, Bitchat elimina del tutto i server: non viene memorizzato nulla, né dati personali né metadati. I messaggi sono cifrati in maniera avanzata (AES-256-GCM, X25519, Ed25519) e scompaiono automaticamente dopo un massimo di 12 ore. Per garantire l’anonimato, il sistema può generare comunicazioni fittizie e attiva un sistema di autodistruzione immediata con tre tocchi rapidi.
L’interfaccia dell’app è estremamente essenziale: nessuna grafica elaborata, ma un sistema simile alle vecchie chat testuali come IRC. I comandi sono testuali, i gruppi si formano con gli hashtag. Il codice sorgente è accessibile liberamente su GitHub con una licenza completamente permissiva (Unlicense), e l’app è attualmente in fase beta su iPhone tramite TestFlight. Sono previsti in futuro supporti per Wi-Fi Direct, oltre all’estensione verso Android e macOS.
Bitchat è indicata in contesti dove internet è assente o limitato: emergenze, interruzioni di rete, paesi con censura. Tuttavia, resta il limite fisico del Bluetooth, che funziona solo entro un certo raggio, e l’efficacia dipende dalla presenza di altri utenti con l’app attiva. In più, al momento funziona solo su iOS, riducendo la sua accessibilità.










