Sabato, a Ginevra, sono iniziati i negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina. Le due delegazioni, guidate da He Lifeng per la Cina e Scott Bessent per gli USA, si sono incontrate per provare a ridurre le tensioni nate con l’aumento dei dazi. Accanto a Bessent c’è anche Jamieson Greer, rappresentante americano per il commercio. I colloqui dureranno due giorni.
Al centro del confronto ci sono proprio i dazi, cioè le tasse imposte sui prodotti importati. Entrambe le parti li considerano ormai un ostacolo troppo pesante per l’economia. Donald Trump ha proposto di abbassare i dazi americani sulle merci cinesi dal 145% all’80%, ma la Cina sospetta si tratti solo di una mossa strategica.
Sui media cinesi la richiesta è chiara: gli Stati Uniti devono dimostrare “sincerità” e iniziare a rimuovere i dazi. Il Global Times, vicino al governo, e il Ministero del Commercio cinese hanno ricordato un proverbio: “Chi ha creato il problema, lo deve anche risolvere”.
Ma i timori di Pechino vanno oltre. Il vero problema, secondo i cinesi, è che gli Stati Uniti vogliono costruire un nuovo sistema di scambi commerciali che esclude la Cina. Lo dimostra, secondo loro, l’accordo USAUK: in cambio dell’accesso al mercato americano, Londra ha accettato limiti rigidi su acciaio e farmaci. La Cina teme che altri Paesi seguano questo modello, lasciandola fuori dalle principali catene globali di produzione.
Intanto, Trump ha commentato i colloqui con un post sul suo social network, definendoli “un incontro molto positivo”. Ha parlato di “reset totale” tra le due potenze, negoziato in modo “amichevole ma costruttivo”. Secondo il presidente, si tratta di un passo importante per aprire la Cina ai prodotti americani e garantire benefici a entrambe le economie.












