La NATO ha raggiunto un’intesa: al summit con Donald Trump presente, viene ufficializzato l’obiettivo di destinare entro il 2035 almeno il 3,5% del PIL alla difesa, più un ulteriore 1,5% per esigenze straordinarie. In totale, un impegno del 5% del PIL.
Ora inizia la fase più delicata: trovare le risorse. Il segretario generale Mark Rutte ha avvertito che serviranno “decisioni difficili”. Secondo le stime, il nuovo piano richiederà fino a 1.000 miliardi di dollari all’anno in più per la sicurezza collettiva.
La Spagna ha preso le distanze: Pedro Sanchez punta a un contributo del 2,1%, ritenuto comunque sufficiente. Trump ha reagito con durezza: “La Spagna non vuole pagare, le metteremo dazi doppi”. Madrid ha risposto ricordando che i dazi si discutono in sede europea, ma Trump ha ribattuto: “Tratteremo direttamente”.
Il comunicato finale del vertice, ridotto a cinque paragrafi, riflette l’impronta americana. La Russia è definita una “minaccia di lungo termine”, ma non c’è alcun riferimento alla guerra in Ucraina, per non ostacolare una possibile trattativa. Su richiesta USA, sparisce anche il riferimento al “percorso irreversibile” di adesione di Kiev alla NATO. Il sostegno all’Ucraina viene ribadito in termini generici.
Zelensky ha incontrato Trump a tu per tu: un faccia a faccia definito “lungo e significativo”. Trump ha detto che il leader ucraino “vuole vedere la fine del conflitto” e si è detto pronto a fornire batterie Patriot, se disponibili. A margine, Zelensky ha ricevuto l’appoggio di Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Polonia, che hanno promesso nuove sanzioni contro Mosca.
Infine, i commenti dei leader. Rutte e il britannico Starmer hanno assicurato: “Le promesse fatte a Kiev restano valide”. Zelensky ha ringraziato: “Qui è tra amici, posso contare sul vostro sostegno”. Trump ha rivendicato il successo del summit: “Solleverà gli USA da un peso ingiusto”. Sanchez ha difeso la sua linea: “Premiamo la Spagna e il nostro welfare”.











