Niantic, la società creatrice di PokémonGo, ha annunciato che la sua app è stata utilizzata per sviluppare un modello di intelligenza artificiale, progettato per aiutare robot e dispositivi a comprendere e interagire con il mondo fisico. Il modello, chiamato Large Geospatial Model (LGM), è stato sviluppato analizzando dati provenienti da oltre 10 milioni di località esplorate dai giocatori. Niantic descrive l’LGM come un potenziale “sistema operativo di intelligenza spaziale”, destinato a rivoluzionare in campi come la realtà aumentata (AR), la robotica e i sistemi autonomi.
Durante il Bellingfest di novembre, Brian McClendon, vicepresidente dell’ingegneria di Niantic e co-creatore di Google Earth, ha riconosciuto la possibilità di vendere l’LGM a governi o forze armate, sottolineando l’importanza di un approccio etico: “Se l’uso della tecnologia è in linea con applicazioni per i consumatori, potrebbe essere accettabile; tuttavia, se venisse utilizzata per potenziare operazioni militari, sorgerebbero preoccupazioni significative.”
Il progetto, pur avendo un focus commerciale, ha suscitato dubbi significativi. Nick Waters, ex ufficiale dell’esercito britannico, ha evidenziato il potenziale dell’LGM nel migliorare le capacità di combattimento urbano e Elise Thomas, analista di intelligence, ha messo in guardia sui rischi più ampi, affermando: “È emblematico dei nostri tempi che Pokémon Go possa essere alla base di un sistema di intelligenza artificiale destinato, forse inevitabilmente, a finire integrato in armi autonome.”
Nonostante Niantic presenti l’LGM come un motore di innovazione per il mercato commerciale e dei consumatori, il dibattito sulle sue implicazioni etiche e sui rischi rimane aperto e complesso.










