Questo mese, la CoreaDelSud ha affrontato uno degli incendi più devastanti della sua storia recente.
Le fiamme hanno consumato oltre 48.000 ettari di foresta, distrutto migliaia di edifici e causato 30 vittime, tra cui numerosi anziani e operatori coinvolti nei soccorsi.
Più di 10.000 soccorritori sono stati mobilitati, tra vigili del fuoco, forze dell’ordine e pubblici ufficiali. Al loro fianco, 7.500 soldati e oltre 420 elicotteri hanno lottato contro un nemico alimentato da vento forte, siccità e temperature primaverili anomale.
Tra i luoghi colpiti, cinque sono stati dichiarati zone disastrate speciali: Uiseong, Andong, Cheongsong, Yeongyang e Yeongdeok. Oltre 3.100 persone hanno dovuto lasciare le proprie case, rifugiandosi nei centri di emergenza allestiti in fretta.
Secondo le autorità, l’incendio sarebbe stato innescato il 22 marzo a Uiseong da un uomo sulla cinquantina che stava pulendo una tomba di famiglia, un rituale molto comune in Corea del Sud e in altri Paesi asiatici, soprattutto in primavera e autunno.
Un gesto tradizionale che si è trasformato, complice il vento, in una tragedia nazionale. L’uomo è stato arrestato, ma nel sistema sudcoreano l’arresto non funziona come nel nostro paese: è parte della fase investigativa e non comporta automaticamente la detenzione.










