La startup cinese DeepSeek ha svelato numeri inediti sui costi e ricavi dei suoi modelli di intelligenza artificiale, e i dati sono sorprendenti. A differenza delle aziende statunitensi come OpenAI, che spendono miliardi per hardware all’avanguardia, DeepSeek ha dichiarato di aver investito meno di 6 milioni di dollari in chip per l’addestramento dei suoi modelli. La società utilizza i chip Nvidia H800, meno potenti rispetto a quelli impiegati da OpenAI, e questa scelta ha fatto sorgere una domanda tra gli investitori: servono davvero cifre astronomiche per ottenere un’intelligenza artificiale competitiva?
Ma il dato più interessante riguarda il rapporto tra costi e ricavi. Secondo DeepSeek, il costo giornaliero di utilizzo del suo modello (inferenza) è di 87.072 dollari, mentre il ricavo teorico giornaliero potrebbe toccare i 562.027 dollari, con un margine di guadagno del 545%. In un anno, questa stima supererebbe i 200 milioni di dollari. Però, c’è un ma: nella realtà, i ricavi effettivi sono inferiori perché non tutti i servizi sono monetizzati. L’accesso via web e app è gratuito per molti utenti e gli sviluppatori possono sfruttare tariffe scontate nelle ore di minor traffico, riducendo i guadagni complessivi.
Questa rivelazione potrebbe scuotere il settore dell’intelligenza artificiale. DeepSeek ha mostrato al mondo quanto siano bassi i costi di utilizzo dei suoi modelli e quanto alti potrebbero essere i margini di guadagno. Le aziende concorrenti fuori dalla Cina, già messe in difficoltà dalla rapida crescita di DeepSeek, potrebbero ora essere costrette a rivedere le loro strategie di investimento e di monetizzazione. Il messaggio è chiaro: forse per essere competitivi nell’AI non servono investimenti da capogiro, ma scelte più mirate ed efficienti.










