Le aziende agricole nelle zone di montagna e collina in Italia stanno attraversando una crisi enorme. Costi troppo alti, regole complicate e mancanza di infrastrutture stanno facendo chiudere migliaia di imprese. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, negli ultimi venti anni, secondo Cia-Agricoltori Italiani, ben 936mila imprenditori agricoli hanno dovuto smettere di lavorare (1,3 milioni in tutta Italia), con una perdita di 850mila ettari di terreni coltivabili.
Questo problema colpisce soprattutto le aree interne, che coprono il 60% del territorio italiano e includono quasi la metà dei comuni. Lo spopolamento è un effetto evidente: negli ultimi dieci anni, 330mila giovani tra i 25 e i 29 anni, molti dei quali laureati, hanno lasciato queste zone per cercare opportunità migliori. Senza investimenti e soluzioni, il rischio è che queste comunità spariscano.
Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani, suggerisce di creare un piano nazionale per affrontare il problema. Tra le idee ci sono incentivi per aiutare i giovani a vivere e lavorare in queste aree, migliorare i trasporti, portare internet veloce e servizi di base, e tagliare le tasse per le attività locali. Serve anche creare reti di aziende che lavorano insieme, come distretti del cibo e piattaforme per vendere i prodotti direttamente. Inoltre, si propone di aumentare i fondi per le zone speciali agricole nel Sud e dare più supporto alle piccole aziende agricole a gestione familiare.'Luigi D’Eramo, sottosegretario all’Agricoltura, ha annunciato un progetto insieme a Unioncamere per rilanciare queste zone. Per ora, però, si tratta solo di pochi esperimenti, insufficienti a risolvere il problema su larga scala.










