In Italia, tuttavia, la normativa vieta agli atleti con tali dispositivi di praticare sport agonistici, sia a livello di club che di Nazionale.
All’estero, invece, non mancano esempi di atleti che continuano a competere ad alto livello con un defibrillatore. Tra i casi più celebri c’è Christian Eriksen, ex centrocampista dell’Inter. Nel 2019, anche Daley Blind, difensore olandese, si è sottoposto all’impianto del dispositivo dopo una miocardite. Dopo pochi mesi tornò in campo, nonostante un episodio preoccupante durante un’amichevole contro l’Herta Berlino, quando il defibrillatore si disattivò temporaneamente.
In Inghilterra, un altro esempio è il difensore del Luton Town, Tom Lockyer. Daniel Engelbrecht, attaccante dei Kickers Stoccarda, nel 2013 collassò in campo e, dopo quattro interventi al cuore e l’impianto di un defibrillatore, tornò a giocare dopo 18 mesi di stop. Nel 2008, l’ex difensore belga Anthony Van Loo continuò a giocare dopo l’impianto di un defibrillatore. Nel 2009 svenne in campo per un’aritmia, ma il dispositivo gli salvò la vita.
Episodi simili si riscontrano anche in altri sport. Nel mondo della pallavolo, Martin Perin, ex libero del Maaseik, riprese a giocare dopo un arresto cardiaco a 19 anni grazie a un defibrillatore. Il pallavolista belga Kristof Hoho, invece, ha superato due arresti cardiaci, nel 2009 e nel 2013, riuscendo comunque a giocare.
Non tutti, però, riescono a ottenere l’idoneità agonistica. È il caso di Sonny Colbrelli, ciclista colpito da un arresto cardiaco al termine della prima tappa del Giro di Catalogna. Dopo l’impianto del defibrillatore, gli fu impedito di competere, costringendolo al ritiro nel marzo 2022.










