Lo sciopero dei 33.000 lavoratori rappresentati dal sindacato International Association of Machinists and Aerospace Workers (IAM) sta mettendo Boeing in seria difficoltà. L’interruzione delle attività nelle fabbriche della costa occidentale degli Stati Uniti ha fermato la produzione dei modelli 737 MAX, 767 e 777, con costi stimati da S&P pari a un miliardo di dollari al mese per l’azienda. Boeing accusa il sindacato di non voler negoziare in buona fede, ma promette di voler ristabilire le relazioni con i propri dipendenti.
Le difficoltà del gigante dell’aviazione non si fermano qui. Boeing ha annunciato un taglio di 17.000 posti di lavoro, equivalente al 10% della sua forza lavoro globale. Secondo il CEO Kelly Ortberg, il ridimensionamento è necessario per “allinearsi alla realtà finanziaria” dell’azienda, che ha visto perdite operative superiori a 7 miliardi di dollari nei primi sei mesi del 2024 e una previsione di 5 miliardi di perdite per il terzo trimestre.
Le conseguenze sono evidenti anche sul piano operativo: il primo volo del tanto atteso 777X è stato rinviato al 2026, e Boeing ha comunicato ai propri clienti che la produzione del cargo 767 terminerà nel 2027. L’incertezza e le difficoltà hanno spinto le azioni di Boeing a scendere dell’1,1% nel mercato after-hours.
Boeing si trova così a un bivio: affrontare una crisi che mette in discussione il suo futuro. Per mantenere il proprio rating creditizio, l’azienda sta considerando la vendita di azioni e obbligazioni convertibili per raccogliere tra i 10 e i 15 miliardi di dollari. La necessità di liquidità è urgente, non solo per coprire le perdite, ma anche per risolvere i ritardi nei programmi e affrontare un’udienza in tribunale legata a un’accusa di frode.










