Il progetto Palmadula Solar, il più grande impianto agrivoltaico mai proposto in Italia, non andrà avanti. Previsto nella Nurra, nel Comune di Sassari, il progetto puntava a installare circa 500.000 pannelli solari su oltre 1.043 ettari di terreno, per una potenza complessiva di 360 megawatt e un sistema di accumulo da 82,5 megawattora.
L’investimento previsto superava i 346 milioni di euro: 314 per la costruzione dei 23 sotto-campi, 15 per la dismissione dell’impianto dopo 30 anni e 4,5 per le opere di mitigazione ambientale. Il progetto, avviato da Palmadula Solar (controllata inizialmente da Age srl), è passato a fine 2023 sotto la multinazionale cinese Chint Solar Europe.
L’acquisizione dei terreni avveniva tramite contratti di affitto trentennali, con compensi compresi tra 1.000 e 3.000 euro per ettaro, spesso versati in un’unica soluzione anticipata. In totale, erano stati firmati oltre 40 contratti con numerosi proprietari terrieri. Con il blocco del progetto, questi contratti risultano attualmente nulli, salvo nuove iniziative legali o aziendali.
Secondo quanto riportato da La Nuova Sardegna, a fermare definitivamente il progetto è stato un decreto congiunto del Ministero dell’Ambiente e del Ministero della Cultura, che ha espresso un parere negativo sulla compatibilità ambientale. Le relazioni tecniche, redatte dalla Commissione PNRR e dalla Soprintendenza speciale, hanno segnalato impatti ambientali non mitigabili: trasformazione irreversibile del paesaggio, perdita di habitat naturali e incompatibilità con il contesto agricolo della Nurra.
Nonostante le promesse iniziali di coesistenza tra produzione agricola e solare, le valutazioni tecniche hanno rilevato che i terreni sarebbero stati destinati in larga parte a pascolo ovino, non considerato agricoltura di qualità. Anche l’ARPA Sardegna ha confermato la rilevanza degli impatti ambientali negativi.
I proponenti potrebbero tentare un’ultima strada, impugnando la decisione davanti al TAR del Lazio.










