Nel 2016, l’Unione Europea ha aperto una disputa con Apple e l’Irlanda, accusando il Paese di aver concesso all’azienda di Cupertino un trattamento fiscale privilegiato. Margrethe Vestager, a capo della concorrenza nell’UE, ha affermato che Apple aveva beneficiato di un’aliquota fiscale inferiore all’1%, un vantaggio che violava le regole sugli aiuti di Stato. Questo significava che l’Irlanda stava favorendo Apple rispetto ad altre imprese, creando uno squilibrio nel mercato europeo.
Apple ha reagito duramente, respingendo le accuse. Tim Cook, CEO dell’azienda, ha definito la posizione della Commissione Europea come “spazzatura politica”. Apple sosteneva che l’UE stava cercando di cambiare le regole del gioco in modo retroattivo e che i suoi profitti erano già stati tassati negli Stati Uniti, quindi l’UE non aveva diritto di richiedere ulteriori tasse.
La questione ha attraversato vari gradi di giudizio, e nel 2020 sembrava che Apple avesse vinto una battaglia importante: un tribunale europeo aveva infatti annullato la decisione della Commissione, dichiarando che non c’erano prove sufficienti per dimostrare un trattamento illegale. Tuttavia ora la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha ribaltato la sentenza, confermando che l’Irlanda aveva effettivamente dato un aiuto illegale ad Apple. Di conseguenza, l’azienda è stata condannata a pagare 13 miliardi di euro in tasse arretrate.
La sentenza potrebbe spingere altre aziende a rivedere le proprie strategie fiscali per evitare simili controversie.










