Dal 2017 si è discusso a lungo di una possibile fusione tra UniCredit e Commerzbank, con l’obiettivo di rafforzare il settore bancario europeo. I tentativi di unire le due banche sono stati numerosi, ma senza successo. Nel 2019, sotto la guida dell’ex CEO di UniCredit Jean-Pierre Mustier, i colloqui si sono arenati, concludendosi con un nulla di fatto. Tuttavia, il piano di fusione con HypoVereinsbank, la controllata tedesca di UniCredit, è rimasto un’opzione da considerare per consolidare la presenza del gruppo in Germania.
Nella giornata di ieri, UniCredit ha annunciato l’acquisizione del 9% di Commerzbank, un passo stava preparando da ben sette anni. Questa mossa ha avuto un impatto immediato sul mercato, con le azioni di Commerzbank che hanno registrato un incremento del 17%. Alla guida di questa nuova fase c’è Andrea Orcel, CEO di UniCredit, che ha riacceso l’interesse per l’acquisizione di Commerzbank dopo il fallimento dell’accordo per acquisire Monte dei Paschi di Siena nel 2021. Il piano, inizialmente sospeso a causa dell’invasione russa in Ucraina nel 2022, è stato ripreso.
La fusione tra UniCredit e Commerzbank potrebbe generare enormi sinergie, dando vita a un colosso bancario con 785 miliardi di asset, 1.000 filiali e 48.000 dipendenti. Inoltre, UniCredit possiede già una banca in Germania, HypoVereinsbank, e unirla a Commerzbank risulterebbe più semplice perché ci sarebbero meno aree in cui le due banche fanno la stessa cosa (cioè, meno “sovrapposizioni”). Questo rende l’integrazione tra le due più agevole rispetto a un’eventuale fusione con Deutsche Bank, principale rivale di Commerzbank.
Nonostante i vantaggi prospettati, l’acquisizione non è priva di ostacoli. Il governo tedesco, che possiede il 12% di Commerzbank, potrebbe opporsi alla fusione, temendo un’eccessiva influenza straniera sulla banca. Anche i sindacati tedeschi potrebbero opporsi per evitare eventuali tagli di posti di lavoro, mentre Deutsche Bank potrebbe avanzare una controfferta per impedire la fusione. Gli investitori di UniCredit sono preoccupati per l’impatto dell’acquisizione sui dividendi, temendo che i costi superino i benefici.










