Amazon è al centro di un’indagine in Italia per una presunta frode fiscale da 1,2 miliardi di euro, cifra che con sanzioni e interessi arriva a 3 miliardi. La Guardia di Finanza di Monza ha analizzato i conti della multinazionale per gli anni 2019, 2020 e 2021, notificando ufficialmente l’indagine il 23 dicembre.
Secondo le accuse, Amazon avrebbe usato un algoritmo per non dichiarare all’Agenzia delle Entrate i dati dei venditori extraeuropei, evitando così di pagare l’IVA al 22%. Per verificare il funzionamento di questo sistema, la Procura ha utilizzato la Sogei, la società informatica del Ministero dell’Economia.
Amazon ha affidato la sua difesa a uno studio legale esperto in questioni fiscali e, a differenza di altre grandi aziende del web, non ha intenzione di chiudere l’indagine con un accordo economico. L’azienda sostiene che nessun altro Paese europeo abbia sollevato accuse simili e che le merci nei suoi magazzini italiani non rientrano nella definizione di vendite a distanza. Inoltre, secondo Amazon, non può controllare tutti i venditori a livello globale e in passato l’Agenzia delle Entrate sembrava d’accordo con questa posizione.
Se le accuse fossero confermate, l’impatto potrebbe essere enorme. La questione potrebbe cambiare il modo in cui Amazon opera in Italia e in Europa, influenzando anche i rapporti commerciali con Cina e Stati Uniti. Più del 70% delle vendite su Amazon Italia proviene da venditori cinesi, e questo penalizza piccole imprese e lavoratori autonomi italiani.
Gli investigatori sospettano che Amazon stia gestendo la merce extraeuropea come se fosse già venduta in anticipo, aggirando così le regole fiscali. I 3 miliardi contestati rappresentano quasi quanto la Procura di Milano ha recuperato in 30 inchieste simili negli ultimi sei anni. Lo scontro tra Amazon e il Fisco italiano si preannuncia lungo e complesso.










