Il governo spagnolo ha approvato una proposta di legge per ridurre l’orario settimanale di lavoro da 40 a 37,5 ore. La misura, passata in Consiglio dei ministri il 6 maggio, dovrà ora affrontare l’esame del Parlamento. A promuoverla è stata la ministra del Lavoro Yolanda Díaz, leader del partito Sumar, nell’ambito dell’accordo di governo con il PSOE di Pedro Sánchez.
Per il primo ministro Sánchez, si tratta di una riforma che rappresenta una rivendicazione sociale, capace di migliorare sia la produttività sia la stabilità del sistema. Ha quindi invitato i datori di lavoro a sostenere la proposta, sottolineando che potrebbe avere effetti positivi anche sui risultati economici delle imprese.
Ma dal mondo imprenditoriale arrivano critiche molto forti. Le principali sigle (organizzazioni rappresentative del mondo imprenditoriale), CEOE e CEPYME, si oppongono alla misura, sostenendo che comporterebbe un aumento dei costi vicino al 7% e un impatto particolarmente pesante su settori come agricoltura, pesca, turismo, ristorazione e commercio. Secondo le imprese, ridurre l’orario di lavoro mantenendo la stessa produttività e redditività è semplicemente insostenibile. Inoltre, temono un possibile peggioramento dei servizi o un aumento dei prezzi per i cittadini.
CEOE e CEPYME chiedono che il disegno di legge venga ritirato e che eventuali modifiche agli orari di lavoro vengano discusse solo nell’ambito della contrattazione collettiva, e non imposte per legge.










