In Georgia, all’interno di uno stabilimento Hyundai dedicato alla produzione di batterie elettriche, la polizia statunitense ha condotto, giovedì scorso, una retata definita eccezionale per il numero di persone coinvolte. Sono stati fermati 475 lavoratori, tra cui circa 300 sudcoreani, accusati, anche se l’accusa non è ancora stata formalizzata, di violazione delle leggi sull’immigrazione.
La rilevanza dell’operazione non dipende solo dall’alto numero di fermati, ma anche dall’enorme impatto economico che lo stabilimento rappresenta per lo Stato della Georgia: si tratta del più grande progetto di sviluppo economico nella storia dello Stato, con un investimento di 7,6 miliardi di dollari per l’impianto automobilistico e altri 4,3 miliardi nel sito di produzione delle batterie, che insieme generano migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti.
Il rilascio, tuttavia, non sarà privo di contropartite. La Corea del Sud ha infatti accettato di impegnarsi in investimenti per 360 miliardi di dollari negli Stati Uniti e di acquistare energia per un valore di 100 miliardi di dollari dagli USA.
Nonostante questi sviluppi, i rapporti tra Washington e Seul restano complessi. I due Paesi sono alleati, ma negli ultimi mesi le tensioni erano cresciute a causa dei dazi imposti dall’amministrazione Trump e del suo approccio spesso imprevedibile. A fine luglio, comunque, era stato raggiunto un accordo per ridurre i dazi dal 25% al 15%, segnale di un tentativo di allentare le frizioni commerciali.












