Ci sono tante date nella storia che non hanno bisogno di grandi racconti per associare ad esse un evento. L’11 settembre 2001 è sicuramente una di queste. Tanti di noi si ricordano dov’erano e cosa stavano facendo quel primo pomeriggio di ventitré anni fa, quando tutti i programmi vennero interrotti per poter trasmettere in diretta la tragedia in corso a New York.
In Italia erano circa le 15:00, negli Stati Uniti invece quasi le 9:00. Più precisamente, il primo aereo colpì la Torre Nord del World Trade Center alle 8:46.
Un giorno come tanti altri sconvolto dal più grave atto terroristico della storia. Una mattina in cui i notiziari, prima degli attacchi, davano la notizia dell’imminente ritorno di Michael Jordan.
Proprio così. Il ritorno del più grande giocatore di basket di tutti i tempi era originariamente una delle notizie principali. “Jordan returns”, “Michael Jordan’s comeback” intitolavano telegiornali come la CNN o ESPN. Un evento unico e incredibile che sicuramente avrebbe occupato gran parte dell’agenda del giorno.
Questa terza parte della carriera di Jordan non fu però molto fortunata. Nei due anni disputati dal 23, i Wizards (squadra altamente mediocre) non riuscirono a qualificarsi ai playoff e, nonostante le sue prestazioni positive, Michael non riuscì a imporsi come nelle gloriose stagioni passate.
Ovviamente l'annuncio non arrivò la mattina dell'11 settembre, ma Jordan organizzò una conferenza stampa il 25 settembre. Il suo stipendio dei due anni successivi (circa un milione di dollari) fu donato a sostegno dei familiari delle quasi 3000 vittime di quel giorno che cambiò per sempre la storia degli Stati Uniti e del mondo intero.










